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 1997  marzo 29 Sabato calendario

E allora, signor Priebke, le chiedo uno sforzo di memoria e di raccontarmi quella giornata. «Del 23 o del 24?»

E allora, signor Priebke, le chiedo uno sforzo di memoria e di raccontarmi quella giornata. «Del 23 o del 24?». Del 24 marzo 1944: il giorno del massacro delle Ardeatine. «Quella mattina mi sono alzato e sono andato al lavoro come tutti i giorni. Ho ricevuto il pubblico che era venuto al comando, naturalmente la maggioranza era lì per i prigionieri. E’ venuto anche padre Pfeiffer, il prelato di Pio XII. Il Papa fece tutto il possibile per evitare quella rappresaglia. Probabilmente Pfeiffer è arrivato da me perché non aveva trovato Kappler che non aveva l’ufficio in via Tasso ma a Villa Bronskj che oggi, mi pare, è la sede degli inglesi. La mattina è corsa via normale. Kappler si è recato al comando militare dal generale Maeltzer, che stava in via Veneto, e ne è uscito con la cattiva notizia che la rappresaglia toccava a noi altri. Abbiamo protestato naturalmente, ma fino a un certo punto, la disciplina a quell’epoca era molto diversa da oggi. Oggi io vedo che anche un furiere parla francamente con un tenente-colonnello. Allora era un poquito differente. Abbiamo protestato ma c’era poco da protestare perché Kappler ha detto: mi spiace ma questo è un ordine che viene direttamente dal Furher. Poi ha chiamato Schütz che era il capufficio del Quarto Reparto della polizia e gli ha detto: ”Carlo, tu sei l’organizzatore”. La scelta cadde su Schütz unicamente perché lui aveva una certa esperienza poiché veniva da un comando anti-terrorista di Bologna. Si era fatto mezzoggiorno e siamo andati a pranzo. Io non ho saputo che mentre mangiavamo è arrivata la notizia che i morti di via Rasella erano diventati 330. Intanto Kappler aveva deciso che per evitare ulteriori complicazioni, con la notizia di altre morti, il conteggio della rappresaglia si fermava a quell’ora. Era circa l’una. A noi hanno sempre detto che si trattava di fucilare 320 italiani. Questo è importante. Perché oggi gli ebrei, con molta ragione, io accetto questa contestazione, dicono: voi avete fucilato Montezemolo perché era della Resistenza, avete fucilato quell’altro perché era comunista, ma i nostri li avete ammazzati solo perché erano ebrei. A noi di questo non ci ha informato nessuno. Una volta Kappler mi aveva detto: se abbiamo degli ebrei in carcere non è perché sono ebrei ma perché hanno fatto qualcosa nella Resistenza. Da Kappler fino a Wollf, che era il capo delle SS in Italia, l’ordine era di non fare nessuna azione contro gli ebrei a Roma. Non per ragioni, digamos, umanitarie, ma tecniche. Perché per portare via mille ebrei ci volevano molti uomini, molti mezzi di trasporto...» (Erich Priebke a Massimo Fini)