Massimo Fini, Il Tempo, 29/03/1997, 29 marzo 1997
Dica la verità, Priebke, lei nutre rancore verso questi ebrei che le stanno addosso. «Sì. Ma non perché sono ebrei, ma perché mi accusano di cose che non sono vere
Dica la verità, Priebke, lei nutre rancore verso questi ebrei che le stanno addosso. «Sì. Ma non perché sono ebrei, ma perché mi accusano di cose che non sono vere. Io ce l’ho contro questo gruppo della parte civile perché ho l’impressione che non agiscano semplicemente per rivendicare i loro morti. C’è qualcos’altro. Probabilmente vogliono un risarcimento, dei quattrini. Questa, almeno, è la mia idea. un gruppo che ha venti avvocati, c’é il Comune di Roma che ne ha addirittura due. Tutto questo schieramento solo per giudicare un piccolo capitano? Se il buon Dio mi dà un pochino di anni ancora voglio scrivere un libro. Ora non tiengo la calma necessaria. Voglio scrivere un libro perché, a parte la sofferenza, è un’esperienza unica. Io credo che il mio sia il solo caso in cui, dopo 53 anni, si fa un processo all’ultimo soldato vinto». (Erich Priebke a Massimo Fini)