Aldo Busi, La Stampa, 22/03/1997, 22 marzo 1997
Un senso di spossessamento sta avendo il sopravvento su di me, cerco di mantenere la calma, di trovare come sempre che hanno ragione loro, non io, e comincia l’intervista, e i cinque, a due, a tre, uno per ciascuno, cinque perfetti estranei mai visti prima, invadono e riprendono, ogni tanto la bruna mi fa una domanda («Quante volte si specchia?» «Una volta ogni due giorni, quando mi faccio la barba»
Un senso di spossessamento sta avendo il sopravvento su di me, cerco di mantenere la calma, di trovare come sempre che hanno ragione loro, non io, e comincia l’intervista, e i cinque, a due, a tre, uno per ciascuno, cinque perfetti estranei mai visti prima, invadono e riprendono, ogni tanto la bruna mi fa una domanda («Quante volte si specchia?» «Una volta ogni due giorni, quando mi faccio la barba». «Preferisce i boxer o le mutande?» penso «Ma perché non lo chiedi a Norberto Bobbio?» e invece rispondo, a patto di avere al più presto qualcuno che me le strappi»). Poi entrambe mi chiedono di mettermi alla spalliera svedese, di alzar le gambe appeso come una scimmia e di rispondere nel mezzo mezzo di un addominale alla seguente domanda di grammatica, «Che cosa ne pensa della pedofilia?», mi cadrebbero le spalle e le palle, queste due non hanno mai letto una sola riga del sottoscritto, nemmeno i miei articoli in materia ma metto insieme qualcosa di sensato, ed ecco che mi chiedono, «Quanti soldi prende all’anno?». Senza pensarci due volte riferisco cifre, compensi , voce per voce, diritti d’autore, serate, giornalismo, televisione e relative tasse, mi infervoro, per pura invidia, contro quelli che le possono evadere e le due mi guardano quasi annoiate dalla mia totale buona fede e credibilità. Ma che cosa può mai avere da nascondere uno che ha permesso a cinque sconosciutissimi alieni, solo perché muniti del piagnisteo da poveri lavoratori RAI stanchi del viaggio («Fatto per niente, se non possiamo riprendere come vogliamo»), di girare in lungo e in largo nella propria casa? senza neppure poterli scortare né scorticare, perché mi sfuggivano di qua e di là come mignatte bofonchianti che giocavano a nascondino? «Ah, ma lei ha appena detto che s’è fatto pagare anche questa intervista, questo non lo possiamo mandare in onda e farlo sapere, ci sarebbe subito un’interpellanza parlamentare», fa la bionda, «Cosa? Voi venite qui in cinque, mi rubate un pomeriggio della mia unica e preziosa vita, mi rubate l’intimità della mia casa contro la mia volontà, fate le spie ai ladri e ai curiosi, usate LA MIA CORRENTE e poi io dovrei anche far finta che RAI Uno non mi ha pagato perché se no, per la metà che mi resterà dei due milioni e mezzo che vedrò se mi va bene fra otto mesi, due stronzi di parlarmentari con la coda di paglia fanno un’interrogazione? Ma la vengano a fare a me, l’interpellanza, se hanno il fegato! Voi mi avete chiesto dei soldi pensando che, da tipico italiano con la doppia partita doppia, lì diventassi subito ritroso, e invece no, io ho risposto: esigo che mandiate in onda che neppure questa intervista è gratis».