Aldo Busi, La Stampa, 22/03/1997, 22 marzo 1997
Ma facciamola breve, ora: tanto, nell’intervista mandata in onda domenica scorsa, 16 marzo alle ore 23,20 (ma annunciata sui giornali alle 22,40), non è rimasto niente di niente di quanto ho messo a fuoco, cesellato a bulino, precisato con raro masochismo niente della mia felicità espressiva a braccio
Ma facciamola breve, ora: tanto, nell’intervista mandata in onda domenica scorsa, 16 marzo alle ore 23,20 (ma annunciata sui giornali alle 22,40), non è rimasto niente di niente di quanto ho messo a fuoco, cesellato a bulino, precisato con raro masochismo niente della mia felicità espressiva a braccio. Perfino la chiusa, il finale col bacio alla bruna è stato tagliato dopo lo schiocco, ma io avevo anche aggiunto, pensando di farli contenti, «Insista cara, insista, vedrà che entro due settimane sarà riuscita a farmi venire un’erezione» Ma per che diavolo vengono a intervistare me se poi a forza di tagliare, di frazionare, di sminuzzare, mi fanno fare la figura di uno dei deficienti qualunquisti, buonisti, melensi melensisti all’Anima mia incapaci di aprire bocca se non per tenerla chiusa alla perfezione? Lo fanno: a) per darsi delle arie, b) per raccogliere pubblicità a perdifiato (il mio), c) per ingannare i telespettatori con una trasgressività costruita (da loro), d) perché sono proprio diventati stupidi geneticamente a forza di pensare di essere più intelligenti culturalmente, cioé clericalmente.