Vittorio Zucconi, La Repubblica, 07/03/1997, 7 marzo 1997
Per tre ore ha massacrato i pezzi celebri di Chopin, Mendelssohn, Rachmaninov, Liszt e altri malcapitati autori classici caduti sotto le sue mani incerte
Per tre ore ha massacrato i pezzi celebri di Chopin, Mendelssohn, Rachmaninov, Liszt e altri malcapitati autori classici caduti sotto le sue mani incerte. «Non si può giudicare come musicista - ha scritto il critico del ”New York Times” - perché se dovessimo ascoltarlo come pianista dovremmo uscire dalla sala dopo le prime due battute». «Non lo si può neppure definire un pianista da saggio di fine anno scolastico - fa eco il ”Washington Post” - figuriamoci un concertista. Sono stati gli attimi più strazianti vissuti in una sala da concerto». Più lapidario, perché in formato tabloid, il ”Boston Globe”: «Penoso».