Vittorio Zucconi, La Repubblica, 07/03/1997, 7 marzo 1997
Non c’è bisogno di essere concertisti o critici per capire che quell’uomo contorto da movimenti spastici, fissato in un sorriso perenne («smile, smile» lo si sentiva ripetere a se stesso durante l’esecuzione), vestito in un blusone di seta bianca da caricatura romantica, non prenderebbe un diploma di piano in un conservatorio molto indulgente
Non c’è bisogno di essere concertisti o critici per capire che quell’uomo contorto da movimenti spastici, fissato in un sorriso perenne («smile, smile» lo si sentiva ripetere a se stesso durante l’esecuzione), vestito in un blusone di seta bianca da caricatura romantica, non prenderebbe un diploma di piano in un conservatorio molto indulgente. Già il suo primo, e finora unico (ma certamente non ultimo) Cd con il Terzo Concerto di Rachmaninov si era rivelato - nonostante le manipolazioni fatte in studio - una catastrofe musicale e un trionfo commerciale. Ai suoi sponsor, che sono i finanziatori del film, non importa nulla delle note sbagliate, delle stecche, del minestrone musicale che il povero ”Shine” cucina. Helfgott vende.