Vittorio Zucconi, La Repubblica, 07/03/1997, 7 marzo 1997
«Siamo arrivati a un punto - commentava amaro il critico del ”Washington Post”, Tim Page - nel quale un malato che strimpella su un pianoforte a coda è considerato il musicista più ”hot” del momento»
«Siamo arrivati a un punto - commentava amaro il critico del ”Washington Post”, Tim Page - nel quale un malato che strimpella su un pianoforte a coda è considerato il musicista più ”hot” del momento». vero, nel critico serpeggiano sempre lo snobismo intellettuale, la supponenza degli iniziati, e se ”Shine” non sa certamente suonare, i critici non sanno certamente sentire le note di coraggio, di rivincita, di gioia che dalla sua tastiera escono e che fanno vibrare il cuore di un pubblico che non sa comunque distinguere Liszt dai Beatles. Ma che sa riconoscere una grande storia umana quando la vede. E Helfgott deve intuirlo, nella confusione della sua mente tormentata, che i diesis e gli accordi non c’entrano con la sua popolarità.