Stenio Solinas, Il Giornale, 20/03/1997, 20 marzo 1997
Gli archivi della britannica Royal Geographical Society sono il cimitero cartaceo che raccoglie il maggior numero di appunti, descrizioni, reportage di questi avventurieri cui quasi mai mancò il coraggio, quasi sempre la capacità di trasformare la materia delle loro scoperte in un affascinante viaggio letterario
Gli archivi della britannica Royal Geographical Society sono il cimitero cartaceo che raccoglie il maggior numero di appunti, descrizioni, reportage di questi avventurieri cui quasi mai mancò il coraggio, quasi sempre la capacità di trasformare la materia delle loro scoperte in un affascinante viaggio letterario. Portati all’understatement, più a loro agio con la cloche che con la penna, legati a un’idea dell’esploratore come studioso, che presenta i dati, evita il folklore, non cura lo stile, perché ciò che importa è ciò che si è scoperto e non come lo si narra, i loro resoconti rimangono come documenti interessanti per gli specialisti, noiosi per il lettore comune. E i loro nomi, al di fuori della ristretta cerchia degli addetti ai lavori, si sgretolano e si confondono, tendono a scomparire. Se la letteratura ha un pregio, esso consiste nel far riaffiorare dallo sterminato campo di memorie e azioni di cui è lastricata la storia, un nome, un’impresa, un’immagine. prerogativa dei grandi romanzieri riscrivere ciò che è già stato, reinventando, riempiendo i buchi neri che circondano questa o quella figura, dandogli una psicologia, fornendogli un’anima, rivestendola di sentimenti.