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 1997  marzo 20 Giovedì calendario

Un nome ossessiona Almàsy in questi suoi viaggi in macchina e in aereo, durante i quali incidenti anche mortali rimandano spedizioni già approntate, costringono a cambi di equipaggio, comportano nuove ricerche di fondi

Un nome ossessiona Almàsy in questi suoi viaggi in macchina e in aereo, durante i quali incidenti anche mortali rimandano spedizioni già approntate, costringono a cambi di equipaggio, comportano nuove ricerche di fondi. Nel 1931 il suo Gipsy I Moth si spacca in un atterraggio di fortuna, nel ’32 muoiono il principe Kemal El Dine, con cui sta curando la fondazione di un Istituto del deserto, e sir Robert Clayton East, con il quale si sta preparando a sorvolare il perimetro nord di Gilf el-Kebir. La vedova deciderà di continuare il sogno del marito scomparso, ma ad Almàsy preferirà un altro compagno. Il nome in questione è quello di Zarzura, «l’oasi dei passerotti», ovvero la «villa bianca simile a una colomba»: sul portone d’entrata è scolpito un uccello nel cui becco ci sono le chiavi della città. Posta, si dice, al centro esatto dei due milioni di chilometri quadrati di cui consta il deserto, è un nome mitico che affonda nei millenni, ma è dall’inizio del secolo che si è cominciato a ricercarla con delle spedizioni ad hoc. Newbold la situa nel Sudan, il colonnello de Lancey Forth nel Grande Mare di Sabbia fra la Libia e l’Egitto, il colonnello Wilson nel Deserto Libico meridionale. Per Almàsy Zarzura è un’oasi periodica, cioè un’oasi di pioggia, e perciò non può che trovarsi in una zona montagnosa. Al centro del Deserto Libico c’è la catena di Gilf el-Kabir, la «grande scogliera», come il principe Kemal El Dine l’ha battezzata. lì che si deve cercare. Il suo primo viaggio è senza esito, anche se sorvolando il massiccio in aereo gli si spalancano sotto tre valli alberate, ma da Gilf el-Kebir Almàsy ne raggiunge una, dove c’è l’oasi di Kufra, allora occupata da un insediamento italiano. Quando se lo vedono spuntare dal deserto, da cui nessuno era mai apparso, cominciano a capire perché gli arabi lo abbiano soprannominato «Il Padre delle Sabbie».