Stenio Solinas, Il Giornale, 20/03/1997, 20 marzo 1997
Zarzura rimarrà un mistero. Nel suo Libian Sands Travel in a dead World (Anche questo testo lo dobbiamo alla cortesia della London Library e all’efficienza amicale di Aridea Fezzi Price) Ralph A
Zarzura rimarrà un mistero. Nel suo Libian Sands Travel in a dead World (Anche questo testo lo dobbiamo alla cortesia della London Library e all’efficienza amicale di Aridea Fezzi Price) Ralph A. Bagnold, che è il fondatore dello Zarzura Club, di cui sono soci onorari tutti quelli che si dannano per localizzarla, racconta le serate al Caffè Greco del Cairo, al ritorno dalle spedizioni: fiumi di birra gelata, cocktail di rhum, whisky, succo di lime e salsa Worcester... un circolo cosmopolita: i venti di guerra hanno preso a soffiare, ma ancora si può pensare di essere un domani leali avversari e non nemici metafisici. In Libian Sands Bagnold non sa trattenere l’ammirazione per la campagna antiribelli in Libia degli italiani: «Un capolavoro di organizzazione, specialmente per ciò che riguardava i due corpi di spedizione da ovest. Trecento chilometri su un territorio difficile e praticamente sconosciuto attraverso campi di dune impossibili da attraversare senza un’esperienza in materia. E invece, non solo si congiunsero a tempo e luogo debiti, ma così facendo operarono in raccordo con il terzo corpo avanzante». C’è ancora spazio per la sportività.