Stenio Solinas, Il Giornale, 20/03/1997, 20 marzo 1997
Almàsy, dunque, non è un avventuriero sprovveduto. Al gentleman venuto nel deserto un po’ per spleen, un po’ per scommessa, si sostituisce poco a poco un cultore della materia
Almàsy, dunque, non è un avventuriero sprovveduto. Al gentleman venuto nel deserto un po’ per spleen, un po’ per scommessa, si sostituisce poco a poco un cultore della materia. E però non è uno scienziato che si muove in base a calcoli e precisi studi sul campo. Il suo livre de chevet è Le storie di Erodoto... Ne Il Paziente inglese Ondaatje, con il colpo d’ala del grande narratore, si serve di Erodoto per far raccontare a Katharine, la giovane moglie di Geoffrey Clifton che di Almàsy diverrà l’amante, la vicenda di Candaule, della sua sposa e di Gige. l’esibizionismo del re di Lidia, che gode nel mostrare al suo servo Gige le bellezze della consorte a perderlo, così come Clifton, esibendo Katharine, la getterà nelle braccia di Lazlo. Ma Erodoto, per il vero Almàsy, è colui che sull’Egitto, il Deserto Libico e la Valle del Nilo, ha detto la verità già nel quarto secolo prima di Cristo. Un intero capitolo del suo libro è dedicato a un puntiglioso raffronto fra ciò che lo storico greco descrisse e ciò che le scoperte di duemila anni dopo confermeranno. Persino i buoi con le corna all’incontrario che li costringono a camminare all’indietro per evitare di conficcarle nel terreno, i carri a quattro cavalli, gli etiopi che parlano con uno stridio di pipistrello si dimostrano non leggende ma realtà. Alla fine dell’800 il tedesco Hornemann s’imbatte negli indigeni Tibu, la cui voce somiglia al fischio degli uccelli; nel 1933 nelle grotte di Uweinat Almàsy scopre dei dipinti che presentano vacche dalle corna ricurve, nel ’34 Gautier e Reygasse dell’università di Algeri portano in superficie, alla frontiera di Tripolitana, graffiti raffiguranti carri con due ruote e con tiro a quattro...