Stenio Solinas, Il Giornale, 20/03/1997, 20 marzo 1997
Almàsy non perde tempo e riparte per l’Egitto. Faruk lo accoglie a braccia aperte. Lo nomina consulente della sua aviazione e nel 1951 lo mette a capo di un’erigenda associazione di esperti del deserto
Almàsy non perde tempo e riparte per l’Egitto. Faruk lo accoglie a braccia aperte. Lo nomina consulente della sua aviazione e nel 1951 lo mette a capo di un’erigenda associazione di esperti del deserto. Almàsy non fa in tempo a vederla operante. Ammalato, viene trasportato in aereo a Salisburgo dove muore pochi mesi dopo. In patria, su di lui, cala il silenzio. Dura per circa quarant’anni, fino a quando cioè il comunismo non esce ingloriosamente di scena. Allora, a fatica, si riprende a tessere il filo della storia nazionale. Due anni fa, in occasione del centenario della nascita, il Museo geografico gli ha dedicato un grande convegno e per l’occorrenza è stato emesso un francobollo commemorativo. Il romanzo di Ondaatjie e il film che ne è stato tratto completano ora il quadro. Almàsy torna ad avere il posto d’ordine che in vita si era meritato. Il ”paziente inglese” è guarito.