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 1997  aprile 14 Lunedì calendario

La Gepi, finanziaria controllata dal Tesoro, nacque nel 1971 con lo scopo di acquisire imprese in crisi transitoria per risanarle e poi rivenderle

La Gepi, finanziaria controllata dal Tesoro, nacque nel 1971 con lo scopo di acquisire imprese in crisi transitoria per risanarle e poi rivenderle. Molto più spesso fu usata per aiutare, su segnalazione dei politici, imprenditori in crisi. Divenne così un ”rottamaio” d’aziende, tanto che per un Casanova poco selettivo si diceva: «Quello è la Gepi del sesso». Nel ’93 l’allora ministro dell’Industria Paolo Savona ne rovesciò l’impostazione originaria: la Gepi avrebbe dovuto acquisire quote di minoranza in piccole e medie imprese con prospettive di crescita e non in grado di finanziarsi sull’asfittico mercato dei capitali italiano. Gli interventi avrebbero dovuto essere limitati al Mezzogiorno e alle aree in declino industriale e le imprese finanziate avrebbero dovuto impegnarsi a rilevare le quote dopo cinque anni. Il Tesoro predispose inoltre la possibilità di accendere mutui per complessivi 1.800 miliardi. La Gepi diventava così una vera e propria merchant-bank. Oggi ha una struttura di 230 dipendenti (un po’ troppi, Mediobanca ne ha 293) che pesano sui conti chiusi nel 1995 in rosso per 60 miliardi. Adesso può acquisire partecipazioni anche in aziende con più di 250 dipendenti (in questo caso la quota non può superare il 30%, mentre nelle piccole il tetto arriva al 49%).