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 1997  aprile 18 Venerdì calendario

Carriere in Italia. In magistratura si entra per concorso. La carriera è automatica e senza barriere

Carriere in Italia. In magistratura si entra per concorso. La carriera è automatica e senza barriere. Un magistrato può decidere indifferentemente di fare il pubblico ministero o il giudice e, alternativamente, l’uno o l’altro. A favore del sistema attuale: «In magistratura la possibilità di cambiare funzioni è una ricchezza» (Giancarlo Caselli). Contro: «Comincia a farsi strada la consapevolezza che la regolamentazione delle funzioni e della carriera dei magistrati del pubblico ministero non può più essere identica a quella dei magistrati giudicanti, diverse essendo le funzioni e le attitudini, l’habitus mentale, le capacità professionali richieste per l’espletamento di compiti così diversi: investigatore a tutti gli effetti il pm, arbitro della controversia il giudice» (Giovanni Falcone). A favore: «Se il pm, che da noi è un magistrato di carriera, da quando viene assunto fino a quando va in pensione fa esclusivamente il mestiere dell’accusatore diventerà sempre più vicino alla logica della polizia anziché all’ottica imparziale del giudice. Al contrario, i migliori pubblici ministeri sono sempre stati coloro che avevano prima fatto esperienza come giudici, magari giudici civili, quali ad esempio sono stati, prima di essere pm, Falcone e Borsellino» (Elena Paciotti). Contro: «Il pm deve avere la cultura del sospetto, il giudice la cultura della prova» (Luca Saldarelli, avvocato). A favore: «Il pm è un magistrato. Conscio della diversità della sua funzione rispetto a quella del giudice, certo, ma pur sempre un magistrato. E tale deve rimanere. Se due diversi concorsi dovessero consentire l’accesso a due distinte professioni, ciò snaturerebbe la figura del magistrato e comprometterebbe di fatto se non di diritto l’assoluta indipendenza della magistratura di fronte al potere politico» (Alessandro Galante Garrone). Contro: «Ricordo personalmente un magistrato inglese che ebbe un moto di indignazione osservando, da noi, che giudici, pm e avvocati prendevano gli stessi ascensori» (Rosario Priore).