Piero Ostellino, Corriere della Sera, 16/04/1997; Sergio Romano, Panorama, 24/04/1997; Marcello Maddalena, "Meno grazia pi¼ giustizia" Donzelli Editore, Giorgio Bocca, La Repubblica, 16/04/1997., 16 aprile 1997
« chiedere troppo che a governare la giustizia siano solo le buone leggi e che a parlare per la magistratura siano solo le sentenze?» (Piero Ostellino)
« chiedere troppo che a governare la giustizia siano solo le buone leggi e che a parlare per la magistratura siano solo le sentenze?» (Piero Ostellino). In Italia è chiedere troppo: le tre grandi emergenze degli ultimi 25 anni - terrorismo, criminalità organizzata e mafia - hanno viziato le battaglie sui princìpi facendole diventare questioni di sopravvivenza per i due poteri. Così il principio dell’indipendenza della magistratura viene considerato, a seconda delle convenienze, un espediente su cui si arroccano i magistrati per poter continuare a fare quello che vogliono, o un baluardo costituzionale contro l’offensiva dei politici minacciati dalle inchieste. «Gradualmente, progressivamente, la magistratura inquirente si è comportata come se fosse investita di una grande missione. Non persegue i singoli mafiosi, ma combatte la mafia; non va a caccia di corrotti e concussi, ma si propone di sradicare la corruzione [...]. Grazie all’uso discrezionale del principio dell’obbligatorietà dell’azione penale, ha esercitato, di fatto, un potere di vigilanza e d’interdizione sulla classe politica italiana». (Sergio Romano). Alcuni magistrati invece la pensano così: «Sarebbe come dire che il campo d’azione della classe politica è quello della corruzione: in questo senso, lo ammetto, sarebbe vero che i magistrati hanno commesso qualche invasione di campo» (Marcello Maddalena). E Bocca: «Il ceto politico dice che il partito dei giudici è fuori della democrazia, dice che la giustizia di Mani pulite è antidemocratica. Certamente sì, se la democrazia è il letamaio che abbiamo concosciuto negli ultimi anni della partitocrazia” (Giorgio Bocca).