Carlo Nordio, "Giustizia", Angelo Guarini editore, marzo 1997 (pag.100); Sandro Acciari, Corriere della Sera, 18/04/1997., 18 aprile 1997
Che cosa significa l’espressione, che abbiamo usato più sopra, ”obbligatorietà dell’azione penale”? Significa che il pm, quando viene a conoscenza di un reato, deve dare inizio all’azione penale
Che cosa significa l’espressione, che abbiamo usato più sopra, ”obbligatorietà dell’azione penale”? Significa che il pm, quando viene a conoscenza di un reato, deve dare inizio all’azione penale. E se di reati ne conosce più d’uno? Se contemporaneamente gli viene segnalato un delitto, uno scippo o un caso di corruzione? Da quale comincerà? Il problema infatti è che le notizie di reato sono moltissime e che il principio dell’obbligatorietà confligge con una discrezionalità inevitabile nei fatti: «L’inchiesta è come un canestro di biancheria, di capienza limitata. Per tanti panni che vi si infilano, altrettanti bisogna tirarne fuori, e metterli da parte, perché non è possibile pulirli tutti. E fra quelli che restano, la precedenza del lavaggio è sottratta ad ogni controllo» (Carlo Nordio). L’obbligatorietà dell’azione penale, che sembra un banale problema tecnico, diventa così terreno di scontro fra i due poteri: il pm potrebbe scegliere di occuparsi di una mazzetta per incastrare un politico sgradito, e trascurare lo scippo. Oppure viceversa: potrebbe trascurare la mazzetta perché versata a un politico amico e occuparsi invece di una truffa. D’altra parte, decidere che debba essere il Parlamento o il governo a mettere bocca su quali inchieste debbano partire, come propongono alcuni membri nella Commissione Bicamerale, vuol dire dare un’arma potente ai politici per sottrarre alla magistratura indagini sgradite. «Oggi si discute su chi deve governare questa discrezionalità, magistratura, Parlamento o governo, mentre il punto centrale è come abolire la discrezionalità» (Giancarlo Caselli).