Giovanni Mariotti, Corriere della Sera, 20/03/1997, 20 marzo 1997
Come ci ricorda il racconto di Filostrato, la malvagità di Odisseo si era manifestata soprattutto nei confronti di Palamede
Come ci ricorda il racconto di Filostrato, la malvagità di Odisseo si era manifestata soprattutto nei confronti di Palamede. Per gli antichi, Palamede aveva combattuto sotto le mura di Troia, ed era il più sapiente degli eroi. Si diceva che avesse introdotto l’uso della moneta, che avesse calcolato la durata dei mesi osservando gli astri, che fosse stato l’inventore del gioco della dama, dei dadi, e di caratteri dell’alfabeto, in particolare la Y, la cui forma gli era stata suggerita dal volo delle gru. Palamede è poeta e scienziato, nonchè guerriero. intorno a lui tende le sue reti Odisseo, furbo, paziente e spregiudicato. Il loro odio nasce così: Odisseo non vuole partire per Troia, nonostante l’impegno, preso al momento del matrimonio di Elena, di essere solidale con Menelao; si finge dunque pazzo e, aggiogati allo stesso aratro un cavallo e un bue, se ne va per i campi, spargendo sale nei solchi. Da poco ha avuto un figlio. Palamede, incaricato di costringere Odisseo a partire per Troia, appoggia il corpo del piccolo Telemaco sul terreno, là dove sta per passare la lama dell’aratro. Per non uccidere Telemaco, Odisseo rinuncia alla sua finzione. Lui, l’uomo astuto par excellance, viene vinto da un’astuzia. Ci doveva essere un arguto piacere nel raccontare che i più valorosi tra gli eroi avevano cercato in tutti i modi di non combattere. Per non andare a Troia Achille aveva indossato abiti femminili e si era mescolato alle donne, nella reggia di Sciro. Fu Odisseo a smascherarlo, ma Achille non gli portò rancore. Il rancore di Odisseo per Palamede fu invece inestinguibile.