Giovanni Mariotti, Corriere della Sera, 20/03/1997, 20 marzo 1997
Numerose opere i tragici dedicarono a Palamede e a suo padre Nauplio: la sorte, che sa quello che fa, ha voluto che tutta quella letteratura avversa a Odisseo non pervenisse sino a noi; ma alcune tragedie rimaste (per esempio il Filottete) sono sufficienti a dimostrare l’ostilità che i grandi tragici nutrivano nei confronti del più astuto fra gli eroi
Numerose opere i tragici dedicarono a Palamede e a suo padre Nauplio: la sorte, che sa quello che fa, ha voluto che tutta quella letteratura avversa a Odisseo non pervenisse sino a noi; ma alcune tragedie rimaste (per esempio il Filottete) sono sufficienti a dimostrare l’ostilità che i grandi tragici nutrivano nei confronti del più astuto fra gli eroi. Per loro, come per il Pindaro delle Nemee, Odisseo era il vilain. Solo all’inizio dell’Aiace di Sofocle, là dove rifiuta l’invito feroce di Atena a ridere del nemico in preda alla follia, il vilain mostra una complessità e una raffinatezza etica inattese.