Giovanni Mariotti, Corriere della Sera, 20/03/1997, 20 marzo 1997
Non solo i nemici, ma anche gli amici si dovevano guardare da lui. Una notte, insieme a Diomede, riuscì a penetrare scalando un muro, all’interno della città di Troia, e a rubare una preziosa effigie, il Palladio
Non solo i nemici, ma anche gli amici si dovevano guardare da lui. Una notte, insieme a Diomede, riuscì a penetrare scalando un muro, all’interno della città di Troia, e a rubare una preziosa effigie, il Palladio. Erano ormai di ritorno, Diomede davanti con la statua, Odisseo dietro; ma quest’ultimo, desiderando per sè solo la gloria dell’impresa, meditò di uccidere il compagno; lo avrebbe fatto, se un raggio di luna, che fece lampeggiare la spada sguaianata, o un’ombra sul terreno, non avessero rivelato la sua intenzione. Da allora Diomede costrinse l’infido compagno a camminargli davanti.