Concita De Gregorio, La Repubblica, 26/10/1996, 26 ottobre 1996
Non è più così. Quasi più. Senta Pier Ferdinando Casini, per esempio, un segretario di partito, uno che di collegi ne ha due - il suo storico, Bologna, e quello dove è stato eletto questa volta, in Puglia
Non è più così. Quasi più. Senta Pier Ferdinando Casini, per esempio, un segretario di partito, uno che di collegi ne ha due - il suo storico, Bologna, e quello dove è stato eletto questa volta, in Puglia. E che ha anche un seggio al Parlamento europeo, e uno a Roma, è ovvio. Senta. «Una vita d’inferno. Per carità, non mi lamento, ma dico: altro che assenteismo. Io vado un fine settimana a Maglie, Otranto, e uno a Bologna. Venerdì alle sei ero a Rimini per un’assemblea Ccd, alle nove a San Lazzaro di Savena a una riunione coi commercianti, alle undici ero coi consiglieri comunali in pizzeria, lavoro anche quello. La mattina dopo ho inaugurato l’anno accademico a Bologna, la sera ero a Trento a un convegno, domenica, a un’assemblea del ceto medio a Roma. Lunedì a Strasburgo, e la settimana prima vicino a Otranto, a inaugurare una caserma di Cc». Favori, segretario? «Non so, ci sono le squadre di calcio che non trovano gli sponsor. Ma favori personali, no, non ne chiedono quasi più. Certo, t’invitano ai matrimoni e ai battesimi e anche quello - non parlo per me, ma pensi a un deputato qualunque, che deve fare anche tre regali al mese - insomma anche quello è un impegno».