Ermanno Bencivenga, La Stampa, 19/04/1997, 19 aprile 1997
Largo agli esperti, dunque, ai maghi della finanza: a coloro che, forti di un Master of Business preso a Harvard (è il caso di Matt Biondi, presidente della Universal), sanno come muoversi con destrezza tra flussi di denaro di tale entità
Largo agli esperti, dunque, ai maghi della finanza: a coloro che, forti di un Master of Business preso a Harvard (è il caso di Matt Biondi, presidente della Universal), sanno come muoversi con destrezza tra flussi di denaro di tale entità. A loro le multinazionali che controllano gli studi hanno chiesto di portare equilibrio e robusto senso pratico in un ambiente spesso dominato da personalità bizzose. Salvo che, sembra, questi austeri signori non sanno un bel niente. quanto sostiene un professore di economia dell’Università di California, il cinquantanovenne Arthur («Art») De Vany, in un articolo pubblicato sulla rivista inglese ”The Economic Journal”. Nonostante il titolo astruso (’Bose-Einstein Dynamics and Adaptive Contracting in the Motion Picture Industry”) e le molte e complicate equazioni che contiene, l’articolo ha un messaggio piuttosto elementare: le categorie scientifiche tradizionali non sono in grado di spiegare la ”risposta” che il pubblico darà a un film, solo la teoria del caos può darne ragione. Con il risultato di sancirne definitivamente l’imprevedibilità.