Ermanno Bencivenga, La Stampa, 19/04/1997, 19 aprile 1997
I dirigenti degli studi cinematografici si comportano come scienziati tradizionali. Cercano di addomesticare il mercato, di ridurre il numero di variabili in gioco evitando il più possibile la concorrenza diretta (film dello stesso tipo debuttano di solito in momenti diversi della stagione), influenzando critici e media o firmando contratti con gli esercenti delle sale che prevedono un certo numero di settimane di programmazione
I dirigenti degli studi cinematografici si comportano come scienziati tradizionali. Cercano di addomesticare il mercato, di ridurre il numero di variabili in gioco evitando il più possibile la concorrenza diretta (film dello stesso tipo debuttano di solito in momenti diversi della stagione), influenzando critici e media o firmando contratti con gli esercenti delle sale che prevedono un certo numero di settimane di programmazione. E guardano al passato per predire il futuro: se una certa ”formula” ha funzionato l’anno scorso potete essere sicuri che quest’anno sarà ripetuta dieci volte. Ma così facendo, continua De Vany, si scontrano con la natura irrimediabilmente caotica del processo in cui sono immersi: col fatto che qualunque cosa può avere un effetto su qualunque altra e qualunque piccola cosa può avere un effetto enorme.