Ermanno Bencivenga, La Stampa, 19/04/1997, 19 aprile 1997
Mentre lasciavo l’ufficio di De Vany, riflettevo che la storia non è solo sempre nuova e sorprendente, ma anche spesso ironica
Mentre lasciavo l’ufficio di De Vany, riflettevo che la storia non è solo sempre nuova e sorprendente, ma anche spesso ironica. Il grande merito della meccanica newtoniana, secondo i luoghi comuni degli ultimi tre secoli, fu quello di unificare i fenomeni celesti e terrestri permettendo di catturarne l’essenza in poche e semplici formule. Nella Filosofia della natura Hegel sottopose questi luoghi comuni a una critica serrata quanto (per lungo tempo) infruttuosa e oggi dimenticata, sostenendo che la semplificazione è un difetto e citando la meteorologia come brillante esempio di una complessità che nessun semplice insieme di equazioni potrà mai catturare. Di questi tempi, è difficile citare Hegel (e soprattutto la Filosofia della natura) senza imbarazzo, eppure, sotto le spoglie dell’ultima esoterica teoria matematica o di un nerboruto professore californiano, non c’è dubbio per me che l’amico si stia prendendo una bella rivincita. Fate pure i vostri conti, sembra che dica, continuate pure a illudervi di controllare la situazione: lo spirito non cesserà di contraddirvi.