Franco Bechis, MF, 18/04/1997, 18 aprile 1997
Era un prestito. Quasi un acconto su un’operazione immobiliare che in realtà non si è mai conclusa
Era un prestito. Quasi un acconto su un’operazione immobiliare che in realtà non si è mai conclusa. Non tradisce imbarazzo il tesoriere del Pds, il simpatico Francesco Riccio, davanti al prestito di 3 miliardi che poco meno di un anno fa gli ha concesso il costruttore abruzzese Domenico Bonifaci, editore del ”Tempo”. Poco male se il contributo è arrivato da un uomo di destra: «Se sono loro che hanno i soldi, che ci posso fare?», allarga le braccia ironicamente Riccio. Che in questa intervista a ”MF” racconta passaggio per passaggio come è nato quel rapporto». Come è nato il prestito di Bonifaci? «Eh, come nasce? Secondo lei un prestito come nasce?». Lo so, ma io vado in banca a chiederlo. Bonifaci non è una banca... «Eh, ma non sempre le banche immediatamente sono disposte a concedere dei prestiti...». Oltretutto voi stavate aspettando soldi anche dalle banche in quel periodo, grazie all’accordo sul piano Beta. «Non c’entra niente l’accordo con le banche, perché l’erogazione della nuova finanza, la prima tranche, dovuta a quell’accordo, è avvenuta a quasi otto mesi di distanza. Non c’entra niente con Bonifaci...».