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 1997  aprile 14 Lunedì calendario

Si è conclusa l’autopsia sui resti della povera Milena Bianchi, ma «l’esito si potrà conoscere soltanto fra sessanta giorni»

Si è conclusa l’autopsia sui resti della povera Milena Bianchi, ma «l’esito si potrà conoscere soltanto fra sessanta giorni». Perché nei telefilm le autopsie si fanno in due giorni e da noi in due mesi? Lo chiedo a un amico, perito a Venezia (che non nomino perché tiene alla sua famiglia): la sua risposta è lunga e allucinante. Tempo fa la legge stabilì che i periti del Tribunale fossero pagati un tot all’ora, anzi ”a vacazione”, come spiega il codice con un termine naturalmente ignoto ai comuni mortali. Siccome il mondo cammina ma le tariffe no, oggi lo Stato paga la giornata dei suoi periti diciottomila lire le prime due ore (chissà perché) e cinquemila le altre. Se il grande patologo consegnasse subito i risultati della sua perizia guadagnerebbe meno di cinquantamila (lorde): una media di seimila lire all’ora (le donne delle pulizie nei Tribunali ne prendono dodicimila e ottocento). Che fa allora il buon magistrato, che si vergogna di quest’obolo? «Concede termine», cioè sessanta giorni per un supplemento di vacazioni (fittizie), fino a raggiungere una cifra decente. Alla scadenza il perito presenta la relazione, la parcella e comincia l’epopea della liquidazione. Se il tapino risiede altrove, dopo mesi viene convocato dal locale Ufficio del Registro (che non è attrezzato per versamenti sul conto corrente), si mette in coda, ottiene sottobanco una fotocopia del mandato - mai ricevuto ufficialmente - va a casa, prepara la fattura e il giorno dopo si rimette in coda. Lo spettabile sportello del Registro non ha contante, non emette assegni: paga soltanto se nella mattina riesce a raggranellare i soldi. Se no l’accattone di Stato torna il giorno dopo. Passato un anno o due, il nostro viene convocato in tribunale at ore nove per il processo e riceve una ”diaria forfettaria” di lire milleseicento (caffè macchiato senza brioche). Ma, per incassare, dovrà nuovamente mendicare al solito sportello. Fine dell’odissea. Inevitabile chiedersi perché le soste vietate sono salite a cinquantamila e le dannate vacazioni sono ferme a cinquemila. Perché lo Stato non paga il suo debito subito invece di paralizzare la giustizia con l’inghippo dei due mesi fasulli. E perché infine nell’Amministrazione tutto sia sempre e tassativamente demenziale. Forse la Bicamerale dovrebbe scendere un attimo dai massimi sistemi ricordandosi che la giustizia funziona anche col senso comune.