Alessandra Farkas, Corriere della Sera, 26/04/1997, 26 aprile 1997
Da anni i burocrati della FAA studiano come far risparmiare i colossi dell’aria. Un dossier spiega che un passeggero «costa molto meno da morto che da vivo»
Da anni i burocrati della FAA studiano come far risparmiare i colossi dell’aria. Un dossier spiega che un passeggero «costa molto meno da morto che da vivo». Tra spese d’investigazione, benefici assicurativi ai familiari e funerale, ogni persona deceduta in un disastro aereo vale intorno ai 2 milioni e mezzo di dollari, tra un quarto e un quinto di quanto dovrebbe spendere una compagnia per rendere più sicuro il volo. All’indomani dell’esplosione del volo Pan Am 103 nei cieli sopra Lockerbie l’Ispettore Generale convocò il responsabile della sicurezza FAA Cathal Flynn dicendogli: «Quel disastro ci costerà 1 milione di dollari, mentre per prevenirlo avremmo dovuto sborsarne cinque. una questione di matematica. Pura e semplice». Il 43% dei pezzi di ricambio è prodotto di nascosto da speculatori che li vendono sottocosto anche alle maggiori linee aeree, disposte a tutto pur di risparmiare. I 3000 ispettori pagati dalla FAA tra i 40 mila e i 70 mila dollari l’anno per vigilare su aerei, piloti e motori fanno il loro mestiere solo il 50% delle volte. La restante metà dà semaforo verde senza aver mai verificato i freni d’atterraggio o i contenitori dell’ossigeno. Nel ’95 un contingente di agenti in borghese, armati fino ai denti, fu sguinzagliato nei 19 maggiori aeroporti americani. Nel 40% dei casi non fu fermato da nessuno.