Roberto Gervaso, Il Messaggero, 21/04/1997, 21 aprile 1997
Un giovane colpito da un dardo terribile. E non un giovane qualunque. Un giovane che si chiama Giovanni, trentatré anni, figlio di Umberto e nipote dell’omonimo zio, signore della Fiat, feudo da quasi un secolo della famiglia Agnelli
Un giovane colpito da un dardo terribile. E non un giovane qualunque. Un giovane che si chiama Giovanni, trentatré anni, figlio di Umberto e nipote dell’omonimo zio, signore della Fiat, feudo da quasi un secolo della famiglia Agnelli. Il futuro presidente del baobab automobilistico (e non solo automobilistico) torinese ha detto: «Ho un tumore». Lo ha detto alla stampa e la notizia è ora di pubblico dominio. Un gesto di grande coraggio e di grande responsabilità. Un gesto sobrio, fiero, una sfida al destino, colto di sorpresa da tanto virile stoicismo. Il cancro miete ancora tante, troppe vittime. Ma non è più il Moloch di ieri, non è più un’idra invincibile. Basta prevenirne le mosse e, se si è proditoriamente aggrediti, reagire come il giovane Agnelli: a viso aperto, guardando in faccia il mostruoso serpente dalle nove teste che il piccolo Ercole racchiuso in ciascuno di noi può sempre recidere.