Mario Deaglio, La Stampa, 25/04/1997, 25 aprile 1997
«Ritengo incomprensibile quel 3,2%». (Romano Prodi). «L’Italia non è fuori dall’Europa per qualche decimale di un indicatore statistico estremamente impreciso
«Ritengo incomprensibile quel 3,2%». (Romano Prodi). «L’Italia non è fuori dall’Europa per qualche decimale di un indicatore statistico estremamente impreciso. Qualcosa di più profondo la sta allontanando dal resto dell’Unione Europea (e, si può aggiungere, dell’intero continente) e di questo allontanamento le statistiche economiche e finanziarie sono solo un pallido riflesso: la mentalità assistenziale, prevalente tra gli italiani, e il modo di funzionare delle istituzioni, sempre più divergente da quello degli altri Paesi, si intrecciano per bloccarci la strada [...] Siamo il Paese con il maggior abbandono scolastico e la minor diffusione dell’informatica; con la più elevata tassazione sulle imprese e i minori investimenti dall’estero; con il più rapido invecchiamento della popolazione e la più giovane età di pensionamento; e va aggiunto che battiamo largamente i record continentali non solo per la lentezza delle poste ma anche per il ritardo nell’adeguamento della nostra legislazione alle normative comunitarie e che l’eccessiva lunghezza dei processi ha procurato contro l’Italia un numero enorme di ricorsi per violazione dei diritti dell’uomo. Sono questi i veri parametri, e non le tanto pubblicizzate cifre dell’accordo di Maastricht, che rischiano di bloccare veramente il nostro ingresso in Europa. Su di essi dovrebbe allargarsi un dibattito che è stato troppo concentrato su un numero, il rapporto tra deficit pubblico e prodotto interno lordo, come se si trattasse di un tempo sotto il quale occorre scendere in una competizione sportiva». (Mario Deaglio).