Federico Rampini, La Repubblica, 23/04/1997; Pierluigi Magnaschi, MF, 25/04/1997; Anna Venturino, MF, 25/04/1997, 23 aprile 1997
«Ma come? Chirac annuncia le elezioni anticipate, ammette che la Francia deve ancora ridurre il suo deficit per centrare Maastricht, ma la Commissione Europea lo promuove e boccia noi?» (Romano Prodi)
«Ma come? Chirac annuncia le elezioni anticipate, ammette che la Francia deve ancora ridurre il suo deficit per centrare Maastricht, ma la Commissione Europea lo promuove e boccia noi?» (Romano Prodi). «Chirac godeva, con l’Assemblea adesso dissolta, di una confortevolissima maggioranza. C’era chi diceva che Chirac disponeva nel parlamento francese di una maggioranza bulgara. Perché, allora, ha voluto correre il rischio di vedersi ridimensionare il suo potere politico? Chi glielo ha fatto fare? Non poteva aspettare che la legislatura spirasse fra un anno, cioè alla sua scadenza naturale? Chirac, indicendo le elezioni politiche anticipate, è partito dal convincimento che l’anno che precede le elezioni politiche non può mai essere un anno di rigore nella gestione della cosa pubblica. In democrazia, qualsiasi sia il paese preso a riferimento, i consensi elettorali si ottengono purtroppo pasturando le clientele, tenendosi buone le lobby e non irritando gli elettori. Il tutto a spese dell’erario. [...] Un clima del genere però fa a pugni con l’esigenza di mettere sotto controllo la spesa pubblica per potersi presentare alle scadenze dell’euro con dei conti statali in ordine. Da qui la decisione di Chirac che, nel giro di poco più di un mese, avrà una nuova Assemblea nazionale eletta all’insegna della necessità di entrare in Europa. La campagna elettorale sarà, come ha scritto ”Le Monde”, ”furiosa ma brevissima”» (Pierluigi Magnaschi). «Un sondaggio preparato dalla Louis Harris ha dichiarato che il 69% dei francesi sarebbe disposto a votare nuovamente sull’introduzione all’euro, e gli operatori sono convinti che questa volta non ci sarebbe un risultato positivo come quello precedente».