Massimo Fini, Il Giorno, 26/02/1997, 26 febbraio 1997
Ma, si dice, l’uomo moderno, quello almeno che vive nei Paesi industrializzati, è ricco, nella media infinitamente più ricco di quanto lo fossero i suoi antenati
Ma, si dice, l’uomo moderno, quello almeno che vive nei Paesi industrializzati, è ricco, nella media infinitamente più ricco di quanto lo fossero i suoi antenati. Si potrebbe far notare che la quantità non è mai stata sinonimo di qualità, che avere non significa essere, ma sarebbe inutile perché i vessilliferi, di destra e di sinistra, dell’industrialismo replicherebbero subito che questi sono tutti bei discorsi, ma astratti, mentre la ricchezza e la quantità sono un fatto concreto e misurabile. Guardiamo pure allora le cose dal solo punto di vista quantitativo che è quello in cui la società industriale sembra marcare una superiorità incolmabile su tutte le precedenti. Il problema però è cercare di capire di che cosa siamo ricchi. Certo noi oggi possediamo, o grazie al denaro siamo in grado di possedere, un’infinità di beni, di gadgets, di gioconi che un tempo erano riservati a pochi individui o addirittura nemmeno esistevano. Ma proprio per questo si tratta di cose di cui potremmo tranquillamente fare a meno così come ne hanno fatto a meno le centinaia di generazioni che ci hanno preceduto. La prospettiva cambia però se poniamo l’occhio su alcuni beni essenziali: allora se ci fermiamo solo un attimo a riflettere ci accorgiamo che siamo stati privati di alcuni di essi. Il primo è la terra.