Massimo Fini, Il Giorno, 26/02/1997, 26 febbraio 1997
Nella società preindustriale tutti gli uomini per poveri che fossero (con la sola eccezione, percentualmente ridottissima, dei mendichi e anche in questo caso, con alcuni correttivi) possedevano un pezzo di terra (oltre che una casa di proprietà)
Nella società preindustriale tutti gli uomini per poveri che fossero (con la sola eccezione, percentualmente ridottissima, dei mendichi e anche in questo caso, con alcuni correttivi) possedevano un pezzo di terra (oltre che una casa di proprietà). Esisteva inoltre un vasto demanio collettivo (boschi e pascoli sostanzialmente) che ognuno poteva sfruttare anche economicamente. Infine prima che, a metà del Seicento, si affermasse il sistema, gravido di conseguenze, dei campi recintati (enclosures), tutte le terre erano aperte (open fields) e chi le possedeva doveva consentire che anche gli altri ne godessero per determinati usi civici (diritto di spigolatura, di pascolo, erbatico, legnatico, acquatico, eccetera - tra l’altro il mendico aveva il diritto di raccogliere ciò che il proprietario aveva tralasciato). Insomma non solo tutti possedevano la terra ma la terra era a disposizione di tutti, in una felice e armonica sintesi tra proprietà privata e collettiva che non era, grazie a Dio, né comunismo né liberismo e che potremmo chiamare comunitarismo.