Massimo Fini, Il Giorno, 26/02/1997, 26 febbraio 1997
Questa mancanza di contatto, abituale, continuativo, con la terra non è priva di gravi conseguenze
Questa mancanza di contatto, abituale, continuativo, con la terra non è priva di gravi conseguenze. Fra i miti greci c’è quello di Anteo, un gigante che si ricaricava e riprendeva forze ogni volta che toccava la terra. Per questo Ercole dovette sudare le classiche sette camicie per averne ragione, perché ogni volta che lo abbatteva al suolo Anteo si risollevava più forte di prima. Lo tenne quindi sospeso a mezz’aria e così, facilmente, lo stritolò. Benché gigante, Anteo, a differenza di Ercole, era un uomo, figlio, come tutti noi, della Madre Terra. E i miti elaborati dalla sapienza greca non sono mai casuali, hanno sempre un significato profondo. Come Anteo anche l’uomo ha bisogno della terra, del contatto con la terra, in essa e con essa si rigenera, si rinfranca, ricostituisce le proprie forze fisiche, psicologiche, morali. La terra è essenziale al suo equilibrio emotivo, sentimentale, affettivo, alla sua armonia complessiva. Un uomo che, come quello moderno, viva a venti metri dal suolo, sospeso nell’aria, è fragilissimo da ogni punto di vista e può essere stritolato da qualsiasi idiotissimo Ercole che era noto per la sua forza bruta e non per altro. E per Ercole, trasponendo il mito in termini attuali, va qui inteso lo stritolante meccanismo tecnologico-industriale monetario che, divelto l’uomo dalla terra e dalle sue radici, ha facile gioco a vampirizzare una vittima divenuta progressivamente così debole e così asfittica anche mentalmente da non accorgersi nemmeno di quel che succede, anzi da insaccare sempre più a fondo la testa nelle fauci ottuse che lo stan divorando.