Massimo Gramellini, La Stampa, 21/04/1997, 21 aprile 1997
Stavolta l’italiano perbene ha la faccia molto italiana e perbene della dottoressa Vincenza Ardito, siciliana di Roma con la camicia gialla a fiori che in video non spara e il capello cotonato di fresco che denota un appetito sano di gloria televisiva
Stavolta l’italiano perbene ha la faccia molto italiana e perbene della dottoressa Vincenza Ardito, siciliana di Roma con la camicia gialla a fiori che in video non spara e il capello cotonato di fresco che denota un appetito sano di gloria televisiva. L’hanno seppellita in fondo a un tunnel, accanto al camerino della «più bona della Rai», sostiene la scritta sulla porta: Valentina Paci, la ”ballerina di Siviglia” che a Macao ”non scopre la caviglia”. Non la scopre neanche la dottoressa Ardito, fasciata in un completo da mamma elegante della media borghesia, quale sembra ed in effetti è. I figli la stanno chiamando orgogliosi e sfottenti dalle prime ore del pomeriggio, quando Mara Venier ha pronunciato per la prima volta il suo nome in trasmissione. Lei ha goduto a monosillabi. Aveva altro da fare. L’esagerato Baldini sceglieva i concorrenti del quiz pescando i primi nomi dell’elenco e inserendoci in mezzo il suo protetto. L’esagerata Ardito si è organizzata diversamente. Prima ha sorteggiato venti elenchi telefonici provinciali, scampati a un armadio polveroso. Poi ha sorteggiato le pagine degli elenchi e quindi le colonne, che sono quattro per pagina, e a quel punto ha cominciato il lavoro vero, «perché su ogni colonna ci sono almeno centocinquanta nomi» e lei ha infilato centocinquanta numeretti in una palla e ha fatto altri venti sorteggi, andando ogni volta con la sua unghia smaltata a pizzicare sull’elenco il nome corrispondente. Non siamo sicuri di aver capito bene, ma forse non l’ha capito nemmeno lei: la miglior garanzia, in fondo, della pulizia dell’operazione.