Massimo Gramellini, La Stampa, 21/04/1997, 21 aprile 1997
Torniamo fra i contemporanei. Incombe la regina degli onesti, la Giovanna D’Arco dei telequiz. Fulgida nella sua aureola di santità, Mara Venier avanza nel corridoio con un mazzo di rose rosse, regalo di uno sconosciuto
Torniamo fra i contemporanei. Incombe la regina degli onesti, la Giovanna D’Arco dei telequiz. Fulgida nella sua aureola di santità, Mara Venier avanza nel corridoio con un mazzo di rose rosse, regalo di uno sconosciuto. Magari il Baldini: sarebbe un bel gesto. Venier è tesissima e per scaricarsi usa il metodo più vecchio del mondo: prendersela con qualcuno. Per esempio gli inglesi che in settimana sul ”Financial Times” l’hanno paragonata a una pescivendola. «Ma perché non si fanno i cazzi loro? Scusate la volgarità, ma d’altronde sono una pescivendola, no?». Pochi metri più in là è in corso un affascinanate dibattito fra Wilma Goich e Rosanna Fratello sulla beatificazione della Venier. «Credo sia una donna, ma non una santa», ammette con voce seria l’ancora bellissima Fratello, prima di accorgersi di fare il verso alla sua canzone più famosa. Anzi, forse non se ne accorge neanche dopo. Il verdetto finale spetta alla figlia della santa, Elisabetta: «Povera mamma, capitano tutte a lei. però da questa ne esce bene: se lo meritava». Assolta dalla prole e rappacificata nell’animo, Mara sorseggia un bicchier d’acqua, stira il sorriso e si tuffa davanti a una telecamera per cominciare la trasmissione. Legge sul gobbo parole di scusa per i telespettatori, incassa l’applausone e comincia con i soliti giochini, con una trasparenza persino feroce: «Ma la domenica non hai niente di meglio da fare?», abborda Graziella da Roma, la prima concorrente. E Graziella da Roma, formidabile: «No, sto sempre in casa a vede Domenica Ing. Mara, me lo dai un aiutino?». L’impressione, confermata dalle telefonate successive, è che al pubblico a casa di questo scandalo non gliene freghi assolutamente niente. Anzi, l’improvviso delirio d’onestà dei divi televisivi suscita sorpresa e perfino compassione: «Caro Tito da Lerici, non sa come sono contento di sentirla», grida Venier all’unico concorrente serale sopravvissuto agli infiniti filtri della dottoressa Ardito. «Signor Tito», vibra Mara, «sono così tesa ed emozionata!». E Tito, serafico: «Sì? E perché?». Venier è davvero troppo emozionata per replicare qualcosa che non sia un messaggio materno alla nazione: «Non perdete la fiducia. In Italia ci sono anche persone perbene». Una di queste, la Ardito, sta ancora pulendosi le unghie impolverate dagli elenchi. «Bisogna dare fiducia alle istituzioni». Cioè alla Venier, in relax post-partita: «A me questa storia sembra un film. Comunque dalla prossima settimana il giochino lo faccio condurre a Bisteccone». Non è un caso. Finita l’emergenza, l’Italia di sempre può riprendere posizione. Nello studio passa una folata di nulla e dentro ci sono cinque giacche: i Ragazzi Italiani, la risposta nostrana alla vuotaggine dei Take That. E che risposta. Esagerata.