La Stampa, 23/04/1997, 23 aprile 1997
Tecnica con cui i terroristi islamici assaltano i villaggi. Si tratta di villaggi di dieci-venti capanne, abitati da cinquanta-sessanta persone
Tecnica con cui i terroristi islamici assaltano i villaggi. Si tratta di villaggi di dieci-venti capanne, abitati da cinquanta-sessanta persone. Casette costruite in circolo, intorno a uno spiazzo. Arrivano i terroristi, di notte, e incendiano tutto. I contadini e le loro mogli escono disperati sullo spiazzo. Qui vengono senz’altro decapitati. Le donne, se incinte, sventrate. I feti, estratti dai corpi, sbattutti ripetutamente contro un muro. A Mohamed Chaib, nella regione di Blida, i feti vennero pestati con zappe e roncole (13-14 aprile 1997). A Sid el Kebir (5 novembre 1996) i 32 abitanti (tra cui dodici donne) vennero decapitati con seghe e asce. A Beni Slimane (16 gennaio 1997) 48 trascinati in mezzo alla strada e sgozzati (tra questi donne, vecchi e bambini). Secondo un giornale inglese, che riferiva dei due attacchi alla regione di Ali Baba (23 gennaio 1997) gli islamici girano con una ghigliottina montata su un camion. A Medea, durante l’assalto con asce e coltelli al quartiere Ktiten, apparve un nano. Costui farebbe parte del Gia (Gruppi islamici armati) guidato dall’emiro Ali Boughdar e sarebbe un boia ufficiale: le vittime, portate fuori dalle case, gli vengono consegnate e lui taglia loro la testa alternando la scure al coltello (31 finite così durante il Ramadan).