Guido Ceronetti, La Stampa, 03/05/1997, 3 maggio 1997
9?tDni Onu, militari. Con la più strana delle dottrine militari, quella di non fare nulla che rientri in un compito propriamente tale, visto che si va unicamente a ”portare aiuto umanitario” e a presidiare, là dove non è presidiabile, perché non c’è, la pace
9?tDni Onu, militari. Con la più strana delle dottrine militari, quella di non fare nulla che rientri in un compito propriamente tale, visto che si va unicamente a ”portare aiuto umanitario” e a presidiare, là dove non è presidiabile, perché non c’è, la pace. Presidiare è ancora un concetto troppo duramente militare. Chi presidia interviene, e un intervento militare, in ogni tempo e luogo, sempre è stato manesco. Se la pace da presidiare è messa fortemente in pericolo, il soldato ONU ha un ordine preciso: lasciarla periclitare. Intorno si stupra, s’incendia, esplodono depositi di bombe: il bravo soldato ONU, in missione rigorosamente umanitaria, lascia i deboli friggere nella padella e i forti agitargli sotto il naso le teste mozze. Appena c’è un po’ di tregua, il soldato ONU, in missione di pace, distribuisce ai doloranti gelati, olive in salamoia, preservativi. Poi gli spazzini, uscendo dai rifugi, porteranno via le teste mozze e le manine rimaste presso le paline divelte. Il soldato ONU, in magnifico assetto di guerra, terrà d’occhio le scope. L’ideale, per una missione italiana» (Guido Ceronetti).