Corriere della Sera, 03/05/1997, 3 maggio 1997
Il 17 novembre 1938 Vittorio Emanuele III, «ritenuta la necessità urgente ed assoluta di provvedere», promulga le leggi razziali: vietati i matrimoni misti, espulsi dalle Forze armate gli ufficiali e le reclute ebrei, confermata l’istituzione, decisa tre mesi prima dal governo fascista, di un ”Consiglio Superiore per la demografia e la razza”, da allocare presso il ministero dell’Interno e a cui affidare politicamente la campagana razziale e l’esclusione dalle scuole statali di insegnanti e studenti ebrei
Il 17 novembre 1938 Vittorio Emanuele III, «ritenuta la necessità urgente ed assoluta di provvedere», promulga le leggi razziali: vietati i matrimoni misti, espulsi dalle Forze armate gli ufficiali e le reclute ebrei, confermata l’istituzione, decisa tre mesi prima dal governo fascista, di un ”Consiglio Superiore per la demografia e la razza”, da allocare presso il ministero dell’Interno e a cui affidare politicamente la campagana razziale e l’esclusione dalle scuole statali di insegnanti e studenti ebrei. Il primo maggio, interrogato dal Tg2 su questi provvedimenti Vittorio Emanuele di Savoia ha detto: «No, io per quelle leggi non devo chiedere scusa. E poi non sono così terribili». Ne sono seguite polemiche giornalistiche e l’erede al trono ha allora fatto marcia indietro, dichiarando di essere stato preso alla sprovvista e di non avere capito bene la domanda.