Michele Serra, L’Unit 03/05/1997, 3 maggio 1997
«Il rientro dei Savoia in Italia avrebbe un senso, e una sua dignità storica, se avvenisse in silenzio e con la massima discrezione
«Il rientro dei Savoia in Italia avrebbe un senso, e una sua dignità storica, se avvenisse in silenzio e con la massima discrezione. Perché non c’è niente da celebrare, cinquant’anni dopo, se non il perdono che il paese ha deciso di concedere agli eredi di quel re che prima avallò la dittatura e poi lo abbandonò nelle spire della guerra e della rovina civile. Ma così, purtroppo, non sarà. Vittorio Emanuele, con un sorriso da crociera, ha già annunciato il suo sbarco a Napoli (mancano solo l’orario dell’attracco e il tipo di cocktail che agiterà in una mano), e non è difficile prevedere la canea di telecamere e taccuini, il corteo di damazze, la ressa di nullafacenti che non vedono l’ora di riorganizzare già sul molo una parodia di corte. Poi ci si è messo Gianfranco Fini (per l’occasione ha rubato il mestiere a Rauti) che ha voluto attaccare al trenino dei Savoia anche un inatteso vagone piombato, chiedendo di abolire anche le norme che vietano la ricostituzione del partito fascista. Il rientro degli esuli, insomma, avverrà inevitabilmente in un clima pesante. Per alleggerirlo, e rendercelo accettabile, i Savoia dovrebbero dimostrare di essere, se non dei re, almeno dei signori. Il pronostico non è favorevole».