Ansa, 28/04/1997, 28 aprile 1997
«Le tasse e i problemi fiscali sono problemi trattati abbastanza marginalmente dalla dottrina della Chiesa cattolica
«Le tasse e i problemi fiscali sono problemi trattati abbastanza marginalmente dalla dottrina della Chiesa cattolica. Tuttavia le indicazioni su questa materia sono state finora piuttosto chiare. dovere dei cristiani pagare le imposte. Il nuovo catechismo universale, voluto da Giovanni Paolo II nel 1992, definisce ”un peccato” l’evasione fiscale. Ed è questa una linea su cui si sono assestati i teologi cattolici. Del resto, già negli anni Sessanta, l’enciclica Pacem in terris di Giovanni XXIII esortava all’obbedienza fiscale anche se sottolineava la necessaria equità delle tasse e il problema di una giusta distribuzione dei beni. Per la Chiesa è compito dei legislatori cattolici vigilare perché poi il gettito fiscale sia usato in modo corretto. In un libro del 1995, Etica fiscale, il teologo Gino Concetti sottolinea come in un regime democratico ”la politica fiscale venga stabilita dal Parlamento, organo sovrano eletto dal popolo”. I cittadini, dunque, sono tenuti a rispettarla. Ogni forma di evasione è, a suo avviso, da condannare. Se una determinata politica fiscale è ritenuta ingiusta, o finalizzata a scopi non condivisibili (fu il caso del finanziamento della guerra americana in Vietnam), i cittadini hanno - secondo padre Concetti - tutti gli strumenti atti a modificarla, senza però ricorrere all’obiezione fiscale».