Ettore Livini, Il Sole 24 ore, 30/04/1997; Massimo Giannini, La Stampa, 03/05/1997; Vittorio Malagutti, Corriere della Sera, 30/04/1997; Vittorio Malagutti, Corriere della Sera, 01/05/1997., 30 aprile 1997
Mercoledì scorso un messo di Luigi Giribaldi, a nome Ezio Gallo, si è presentato all’assemblea della Cir di Carlo De Benedetti e ha sparato a zero contro la gestione della società
Mercoledì scorso un messo di Luigi Giribaldi, a nome Ezio Gallo, si è presentato all’assemblea della Cir di Carlo De Benedetti e ha sparato a zero contro la gestione della società. Per esempio: che rapporti intercorrono tra la Cir e le società di Fiorio Fiorini, ex patron della Sasea, condannato e detenuto per parecchio tempo in Svizzera e ancora sotto processo in Italia? Gallo, per conto di Giribaldi, ha poi votato contro i bilanci di Cir e Cofide e chiesto maggiore trasparenza. L’offensiva non può essere compresa se non si tiene conto del fatto che da molti mesi ormai Giribaldi, già padrone della ditta di trasporti Traco e rimasto con un mucchio di quattrini dopo la sua vendita, compra azioni Cir e Cofide, al punto da detenere ormai il 15,27 per cento dell’una e il 20,05 dell’altra. Che punti al controllo totale è impossibile: il pacchetto di maggioranza della società è blindato in un patto di sindacato costruito intorno a Mediobanca. Dunque che senso ha avuto il rastrellamento dei mesi scorsi? E come bisogna leggere l’attacco diretto di questa settimana? Voci, raccolte anche dall’Ansa, dicono che Giribaldi ha tentato di rivendere allo stesso De Benedetti quel che aveva comprato in Borsa e che, ricevuto un rifiuto, ha tentato di vendicarsi dando fastidio. Con il suo 20 per cento può convocare delle assemblee straordinarie, ma non molto più di questo. Avendo investito fino ad ora più di 150 miliardi, ci si chiede per quanto tempo sarà in grado di resistere con un capitale tanto ingente immobilizzato nei due pacchetti azionari della holding: «Giribaldi è solo un finaziere molto furbo, ma non altrettanto intelligente, che ha tentato un ”raid” abbastanza velleitario ma, come si dice in gergo borsistico, si è ritrovato alla fine ”impiombato”. Cioè con un cospicuo pacchetto di azioni in mano, immobilizzate, delle quali non sa più cosa fare: sono troppe per essere ricollocate sul mercato senza difficoltà, ma sono poche per consentirgli di muovere, davvero, ”all’attacco” dell’Ingegnere». (Massimo Giannini). Oltre a Cir e Cofide Giribaldi detiene un partecipazione intorno all’1,5% dell’Olivetti. Ancora nessuno ha capito quale sarà il destino vero dell’Olivetti, in quota alla Cir ormai con poco più del 6%. Basta veramente poco per andare in maggioranza e comprarsi la società di Ivrea. Alla fine qualcuno potrebbe riuscirci.