Arturo Zampaglione, La Repubblica, 03/05/1997; Vittorio Zucconi, La Repubblica, 03/05/1997., 3 maggio 1997
«Fenomenale» scrive il ”New York Times” delle cifre economiche rese note in queste ore in America
«Fenomenale» scrive il ”New York Times” delle cifre economiche rese note in queste ore in America. E’ difficile non concordare: la disoccupazione è scesa dello 0,3% in un solo mese, ed è arrivata al 4,9% della forza lavoro, un rapporto mai raggiunto negli ultimi 24 anni, due volte e mezzo meno della media europea. Dall’inizio dell’anno negli Stati Uniti sono stati creati 800 mila nuovi impieghi produttivi. Il ritmo di crescita è del 5,6%, una percentuale da ”tigre asiatica”, quasi incredibile per un’economia matura come quella americana. Negli ultimi quattro anni sono stati creati 12 milioni di posti di lavoro, in aprile 142 mila. Il tasso di disoccupazione è però ancora del 9,8% per gli afroamericani, dell’8,1% per gli ispanici e del 15,4% per i teen-agers. Il deficit pubblico federale è adesso all’1% del Pil, un terzo di quel 3% imposto da Maastricht che a noi sembra così severo. Il 15 aprile, data della denuncia dei redditi, gli incassi del fisco sono stati molto superiori al previsto e hanno permesso di rimborsare una larga fetta del debito. Se non fosse per gli interessi sul debito pubblico questo mese il Tesoro avrebbe chiuso il bilancio addirittura in attivo. Nella finanziaria che sta per essere approvata sono previsti nuovi tagli ai programmi di assistenza medica, alle pensioni di sicurezza sociale e un abbassamento delle tasse sui profitti finanziari, industriali e immobiliari (’capital gain”). Il caso americano sarebbe la conferma della sostanziale contraddizione fra crescita economica e spesa pubblica nel mercato globale della fine millennio.