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 1997  aprile 29 Martedì calendario

Vittorio Feltri, direttore del ”Giornale”, ha chiesto di andare in pensione non per andare in pensione ma per vedersi riconosciuto subito un diritto che forse il governo Prodi, riformando il sistema, avrebbe fatto decadere (e in questo caso Feltri, che ha 53 anni, per andare in pensione avrebbe dovuto aspettare altri 12 anni)

Vittorio Feltri, direttore del ”Giornale”, ha chiesto di andare in pensione non per andare in pensione ma per vedersi riconosciuto subito un diritto che forse il governo Prodi, riformando il sistema, avrebbe fatto decadere (e in questo caso Feltri, che ha 53 anni, per andare in pensione avrebbe dovuto aspettare altri 12 anni). Siccome lo stesso Feltri ha in passato sparato a palle di fuoco contro i baby-pensionati, la sua decisione è apparsa ai più risibile o degna di esecrazione (da ultimo Gianni Riotta sul ”Corriere della Sera” di sabato 3 maggio, articolo ”L’insostenibile leggerezza del baby-pensionato”). In ogni caso, avendo alle spalle 38 anni di contributi (partendo dal tempo dei tempi quando faceva il garzone e considerando anche quelli figurativi eccetera), il nostro ha maturato il diritto a una pensione annua di 288 milioni lordi. Se però verrà accettata la sua proposta di assumere la direzione responsabile del quotidiano da collaboratore esterno, dovrà rinunciare da subito a 144 milioni lordi di pensione, che non sono cumulabili. «Se invece, come sembra probabile dopo le prime dichiarazioni dell’ordine dei giornalisti e della federazione nazionale della stampa, quest’ipotesi non gli sarà consentita, Feltri tornerà alla direzione esecutiva del quotidiano di via Negri il giorno dopo che l’Inpgi gli avrà riconosciuto il diritto alla pensione di anzianità. In questo caso però il suo emolumento verrà congelato fino al momento in cui lo stato di pensionato diventerà effettivo». (Franco Bechis). Alla domanda «Eticamente le sembra corretto?», il giornalista ha fatto spallucce.