Emanuela Audisio, La Repubblica, 02/04/1997, 2 aprile 1997
Hugo Ross, nome d’arte per un signore marchigiano che vive a Los Angeles, e che è qui a girare, spiega che l’America sempre così refrattaria al materiale europeo si sta aprendo
Hugo Ross, nome d’arte per un signore marchigiano che vive a Los Angeles, e che è qui a girare, spiega che l’America sempre così refrattaria al materiale europeo si sta aprendo. «Gli Usa sono stanchi di bionde platinate e siliconate, preferiscono corpi più naturali, ragazze più ingenue, che però non hanno i tabù delle porno attrici americane. Oltreoceano sono più brave a recitare, qui a fare tutto. E qui ci sono sempre donne nuove, il turn-over è altissimo, e il materiale tecnico di prima qualità. A finire un film ci metti dai tre ai dieci giorni, e con quaranta milioni di lire te la cavi. Poi se vuoi puoi anche arrivare a quattrocento. L’Ungheria non è mica il solo paese dell’Est a patire la fame, a vedere la prostituzione crescere, ma nel resto dell’impero comunista non si può lavorare. Manca la mentalità, l’organizzazione, la professionalità. Io ho provato in Cecoslovacchia, in Romania, a Bucarest nel palazzo di Ceausescu, in Russia, dove la mafia trattiene i passaporti delle ragazze e ti impedisce perfino di parlare con loro».