Enrico Cisnetto, L’Espresso, n. 19; Vittorio Malagutti, Corriere della Sera, 07/05/1997;, 7 maggio 1997
L’accordo tra l’Eni e l’Enel per una mega alleanza nel settore dell’energia è arrivato alla vigilia del collocamento della terza tranche di azioni Eni sui mercati internazionali
L’accordo tra l’Eni e l’Enel per una mega alleanza nel settore dell’energia è arrivato alla vigilia del collocamento della terza tranche di azioni Eni sui mercati internazionali. La terza offerta pubblica di vendita sarà quella decisiva per capire se l’Eni verrà davvero privatizzata. Avendo il Tesoro il 69% del capitale, il dubbio è dunque se l’offerta sarà sopra o sotto il 19%. Dopo la fusione Eni-Agip il titolo è quasi a 8.800 lire, ogni punto percentuale messo in vendita vale circa 700 miliardi. Il 20% sarebbero 14 mila miliardi, una cifra considerata impegnativa, anche se non impossibile. Dunque è molto probabile che il ministro del Tesoro Carlo Azeglio Ciampi, vista la posizione di Rifondazione Comunista in tema di privatizzazioni, decida di stare tra il 15 e il 17%, cioè di lasciare la maggioranza dell’Eni in mano pubblica. Con la fusione l’Eni affiderà la propria produzione di energia elettrica all’Enel. Le due società porteranno in dote ”apporti paritetici di attività industriali”. La nuova Enel-Eni, che sarà quotata nelle borse internazionali e avrà 5 mila megawatt di potenza, potrà dare l’energia per alimentare gli impianti Eni a costi più bassi di quelli attuali. I manager delle società concorrenti sospettano che l’Enel, dovendo in base alle norme Cee dismettere il 30% della propria produzione, venda impianti per poi riprenderseli, almeno in buona parte, grazie alla nuova azienda creata con l’Eni. Tutto ciò a scapito della concorrenza. Vi potrebbero essere dei problemi anche per i consumatori: i due giganti pubblici promettono di produrre energia a 80 lire al chilowatt (e a 65 non appena le nuove tecnologie andranno a regime) contro le 118 di oggi. Dopo la fusione però l’Enel potrebbe portare nella nuova società le centrali più moderne e vendere a una società terza le centrali più vecchie. Queste ultime fornirebbero energia ai consumi domestici, a costi più alti e quindi con una bolletta della luce aumentata. Le prime invece venderebbero elettricità ai grandi gruppi a prezzi contenuti.