Corriere della Sera, 15/05/1997, 15 maggio 1997
Il servizio di lavanderia vero e proprio è iniziato nel 1984 mentre prima era un piacere che la signora Feurra faceva alle tenniste
Il servizio di lavanderia vero e proprio è iniziato nel 1984 mentre prima era un piacere che la signora Feurra faceva alle tenniste. Un tempo le giocatrici non pretendevano il lavaggio di nessun indumento intimo. Esisteva un profondo rispetto nei confronti di chi era così gentile. Ora le attenzioni sono infinitamente inferiori. «Pochissime», racconta, «portano solo vestiti sportivi. C’è anche chi pretende che io lavi indumenti di allenatori e delle mamme». Le grandi si fanno notare per sensibilità ed educazione anche se qualcuna come la Sanchez ci ha messo un po’ per imparare a non approfittare di un servizio di cortesia. «In due giorni aveva già portato panni per due lavatrici da 15 chili. Comunque con il passare degli anni è diventata più ordinata». Le più rispettose sono la Sabatini e la Sawamatsu, la giapponese che rivela nei particolari la maggior attenzione degli orientali nella cura del corpo. La stessa organizzazione dimostra relativo rispetto per il servizio relegando la piccola, bionda e dignitosa signora Feurra in una stanza senza finestra, piuttosto spoglia e mal ridipinta in fondo a un tunnel invaso da terra rossa e attrezzi da lavoro. Il problema è però sempre lo stesso. Le giocatrici si sentono sole. Cercano continuamente una mamma che si prenda cura di loro. Ed è per questo, forse, che cercano la signora Grazia, mentre potrebbero benissimo usufruire dello stesso servizio in albergo.