Michele Serra, La Repubblica, 08/05/1997, 8 maggio 1997
Era accaduto, banalmente, che la casa automobilistica dalla quale mi ero servito aveva venduto il mio indirizzo a un’azienda di servizi commerciali, turistici e ricreativi, insieme a quello di migliaia di clienti
Era accaduto, banalmente, che la casa automobilistica dalla quale mi ero servito aveva venduto il mio indirizzo a un’azienda di servizi commerciali, turistici e ricreativi, insieme a quello di migliaia di clienti. Mi ritrovai, così, membro di un club la cui ”esclusività” era irrimediabilmente compromessa dalla mia iscrizione, peraltro non consenziente. E le cui finalità, come traspariva dalla lettera d’accompagnamento, mi davano quasi tutte ai nervi, dagli sconti presso prestigiose boutiques alle agevolazioni per prenotare l’aliscafo. Pur essendo la prenotazione di posti in aliscafo uno dei fini ultimi dell’esistenza di ciascuno («il cielo stellato sopra di me, un posto in aliscafo dentro di me»), scrissi una lettera, civile ma severa, al pierre di quel club intrusivo e soprattutto all’ufficio stampa della casa automobilistica (la Lancia) che si era permessa di fare commercio del mio indirizzo privato. Ne ottenni, in cambio, risposte stupite e vagamente offese: ma come, noi ci preoccupiamo della sua promozione sociale e Lei ci ricambia con tanta ingratitudine?