Michele Serra, La Repubblica, 08/05/1997, 8 maggio 1997
Egregio professor Rodotà, non so se ancora una volta, fatta la legge, si troverà l’inghippo. So solo che, tra tanti vaneggianti proclami di liberalismo e liberalità che ci hanno oppresso negli ultimi anni (alcuni anche via lettera), il suo proposito di considerare l’individuo qualcosa di diverso da una buca delle lettere o da una riga su un ”file” è quanto di più liberale si sia sentito da un bel po’ di tempo in qua
Egregio professor Rodotà, non so se ancora una volta, fatta la legge, si troverà l’inghippo. So solo che, tra tanti vaneggianti proclami di liberalismo e liberalità che ci hanno oppresso negli ultimi anni (alcuni anche via lettera), il suo proposito di considerare l’individuo qualcosa di diverso da una buca delle lettere o da una riga su un ”file” è quanto di più liberale si sia sentito da un bel po’ di tempo in qua. Che poi sia un uomo di sinistra ad aver partorito questa proposta, con tutti i possibili emendamenti che seguiranno, è cosa che conferma un mio vecchio pregiudizio: i pericoli di massificazione e manipolazione, oggi e nel nostro mondo, vengono solo in minima parte da residuali ideologie poliziesche, e in massima parte dal delirio di onnipotenza del mercato. Che perfino il nome e l’indirizzo siano merce di scambio è, francamente, parecchio orwelliano. Non si potra più pubblicare, per colpa della nuova legge, la planimetria dell’apNon si potra più pubblicare, per colpa della nuova legge, la planimetria dell’appartamento di D’Alema? Sopravviveremo a questo sfregio alla libertà d’informazione, se in cambio potremo oscurare, più modestamente, la nostra cassetta della posta.