Paolo Mastrolilli, Avvenire, 18/04/1997, 18 aprile 1997
Siamo davanti ad una specie di gnosticismo cibernetico postmoderno? «Anche. Quando parli con gli ingegneri o gli addetti ai lavori, ti danno l’impressione di ridurre tutto a problemi di natura tecnica, invece questi fenomeni hanno un impatto sociale, politico e anche spirituale, di cui bisogna imparare a tenere più conto»
Siamo davanti ad una specie di gnosticismo cibernetico postmoderno? «Anche. Quando parli con gli ingegneri o gli addetti ai lavori, ti danno l’impressione di ridurre tutto a problemi di natura tecnica, invece questi fenomeni hanno un impatto sociale, politico e anche spirituale, di cui bisogna imparare a tenere più conto». Le sue soluzioni? «Bisogna lavorare almeno su quattro livelli. Prima di tutto, dobbiamo ripensare la tecnologia come attività fatta dall’uomo, coinvolgendo nel dibattito tanto gli ingegneri, quanto la gente che non usa i nuovi strumenti ma ne viene influenzata. Poi bisogna facilitare la presa di coscienza da parte dei cittadini della sorveglianza elettronica, tramite i media, ma anche istituzioni come i sindacati o le Chiese. Poi dobbiamo impegnarci nell’istruzione: non dobbiamo insegnare solo l’alfabetizzazione informatica, ma anche la civilizzazione informatica. Infine bisogna lavorare a livello legale, per cercare di difendere il più possibile la privacy delle persone».