Alberto Dalla Palma, Corriere dello Sport, 04/05/1997, 4 maggio 1997
Cragnotti lo ha licenziato a fine gennaio e adesso qualcuno è già pronto a sostenere che Zeman sfrutterà dal punto di vista umano e professionale l’esperienza che più di ogni altra cosa lo ha segnato nel corso della sua carriera
Cragnotti lo ha licenziato a fine gennaio e adesso qualcuno è già pronto a sostenere che Zeman sfrutterà dal punto di vista umano e professionale l’esperienza che più di ogni altra cosa lo ha segnato nel corso della sua carriera. Chi sostiene questa teoria non conosce l’uomo e non stima il tecnico, coerente fino all’autolesionismo: se solo Zdenek fosse stato più ragionevole dopo le prime due stagioni da laziale, non sarebbe mai stato cacciato a metà della terza da Cragnotti, che il 27 gennaio mandò via per la prima volta un dipendente del suo gruppo. Il finanziere intuì che non avrebbe potuto prendere una decisione diversa: la Lazio, ormai, non rispondeva più alle sollecitazioni del suo maestro. Zeman non cambierà neanche stavolta: chiuso il laboratorio di Formello ne riaprirà un altro a Trigoria, senza modificare uno solo dei suoi metodi di lavoro. Zdenek è un uomo coerente, che crede solo in se stesso e da solo insegue il calcio perfetto. «Non c’è altro sistema di gioco con cui si possa coprire il campo meglio che con il 4-3-3, il valore dei giocatori conta poco mentre conta molto la loro disposizione al sacrificio». A Formello aveva rotto quasi con tutti, si era isolato perché non desiderava confrontarsi con gli altri, era stato anche idealmente abbandonato dai giocatori, che vedevano nel loro allenatore solo un capo e mai un padre di famiglia. Lo capì anche lui, nella primavera del ’96, quando riprese la Lazio a metà classifica e poi la condusse fino al terzo posto, eppure non cambiò due mesi dopo, alla vigilia del trasferimento a Frantiskovy Lazne, quando disse che la squadra di Okon, Protti e Buso era più forte di quella di Boksic, Winter e Di Matteo.