Michele Serra, L’Unit, 17/05/1997, 17 maggio 1997
meglio bruciarsi che svanire lentamente». Potrebbe averlo detto un legionario innamorato della guerra, o Brando in Apocalipse now
meglio bruciarsi che svanire lentamente». Potrebbe averlo detto un legionario innamorato della guerra, o Brando in Apocalipse now. Lo ha scritto il cantante Kurt Cobain prima di suicidarsi. Ogni ego ipertrofico espelle da sé, prima di tutto, quel potentissimo anticorpo che è il senso dell’umorismo: se Yukio Mishima - mettiamo - ne avesse avuta almeno una dose sul comodino, accanto all’uniforme, non avrebbe mortificato la sua grande arte con una vita e una morte ridicole. Ma il peggio viene dopo. Viene quando gli adolescenti (in preda ad un’età tragicamente sprovvista di senso dell’umorismo e di ogni altro derivato del senso del limite) captano questi modellini di ”maledettismo” e se ne suggestionano. Il ”Corriere” di ieri riportava una dozzina di casi di ”suicidi alla Cobain”, gli ultimi due, recentissimi, in Francia. Sappiamo che non è proprio così: che ben altre infelicità predispongono al suicidio. Che l’emulazione del divo autodistruttore è soltanto il detonatore. Resta da dire, però, che anche Pavese si uccise, ma non risultano casi di suicidio ”alla Pavese”. Forse perché lui, prima di andarsene, scrisse ben altre parole: «Perdono tutti e a tutti chiedo perdono. Non fate troppi pettegolezzi».